Lettera Aperta del Presidente dell’A.I.A.S. Giuseppe Richichi


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Illustrissimi Colleghi,

vorrei esprimere tutta la mia gratitudine per il supporto ricevuto durante questi anni, e desidero ringraziarVi per la partecipazione che avete dimostrato ogni qualvolta che vi sia stata la necessità.

Tuttavia, come ho sempre sostenuto:

“ siamo Noi il male di Noi stessi”

La mancanza di cultura, di confronto sulle problematiche che affliggono il nostro settore, primo fra tutti la concorrenza sleale, il mancato rispetto delle regole fondamentali e dell’etica, strumento indispensabile per il rispetto del diritto del lavoro.

Senza basi serie di confronto non credo si possa fare impresa; in questi anni abbiamo assistito al disfacimento della Categoria, voluta da Noi stessi, alimentata dalle invidie e dal solo interesse di fare concorrenza, anche senza utili.

Il progetto che portiamo avanti da tutti questi anni, prevede una ristrutturazione del Nostro settore affinché finalmente si possa verificare una crescita, ma come se le battaglie fossero combattute da un solo uomo, vengo additato come colui che è mosso solo da manie di protagonismo, fortunatamente, chi mi è vicino sa che non è così. Certo, ho speso non poche energie per mettere insieme monoveicolari e aziende strutturate, sempre con la speranza che attraverso il confronto si potesse giungere  ad obiettivi comuni, ma i risultati sono stati deludenti.

Se non vogliamo che si ripeta ciò che è avvenuto nel Nord dove trasporti e logistica sono stati demandati ad aziende strutturate, l’interesse di tutti dovrebbe essere quello di non disperdere il grande Patrimonio che rappresentiamo, piccole e medie imprese di autotrasporto che da generazioni sono state il motore di questa Regione, il sostentamento per migliaia di famiglie.

Dobbiamo dare dimostrazione a Noi stessi, ed ai nostri figli che nella vita bisogna sempre lottare, che bisogna sempre crederci: io l’ho sempre fatto, insieme a Voi, e vorrei continuare, ma mi necessita il Vostro aiuto.

Visto il momento di grande difficoltà, solo insieme abbiamo ragione di sperare; non ci rimane granché dei nostri sacrifici, a parte la nostra dignità, non rinunciamo anche a questa.

Anche se è ormai diffuso un sentimento di scoraggiamento, solo restando UNITI possiamo farcela.

Giuseppe Richichi

lettera aperta 11.04