“I CAMIONISTI SICILIANI CON L’ACQUA ALLA GOLA”
Lo afferma Giuseppe Richichi, leader dell’Aias (Associazione imprese di autotrasporto siciliane). Richichi non è soddisfatto dell’esito dell’incontro del 3 marzo, al ministero delle Infrastrutture, sulla grave crisi che attanaglia il settore nell’isola. Ecco come ha risposto ad alcune nostre domande.
Non siete d’accordo sull’erogazione dei “ticket ambientali” per sostenere il costo dei traghetti dalla Sicilia a Napoli?
Come no. Ma non ci credo più. Dovevano essere concessi per il triennio 2003-2005, siamo quasi a metà del terzo anno e ancora abbiamo dovuto parlarne al ministero. Se anche, per miracolo, si decidesse davvero di erogarli, gli arretrati non potrebbero essere recuperati e per stanziarli negli anni successivi ci vorrebbe una nuova legge. Meglio non usare aggettivi per descrivere la credibilità delle istituzioni.
Dal clamoroso “fermo” del 2000 sono ormai trascorsi quasi cinque anni: che bilancio ne traete?
Pessimo. Ci avevano promesso caramelle e non ci hanno dato nemmeno quelle. I traghetti non si riempiono: costano troppo e i camionisti hanno ripreso a viaggiare su strada ricorrendo a sotterfugi per comprimere il costo del gasolio.
Quanto risparmia chi sceglie la strada rispetto al mare?
Il traghetto da Catania a Napoli costa 461 euro, Iva compresa. Chi si fa la A3 al volante spende invece 290 euro, compreso il passaggio sullo stretto di Messina. La differenza poteva essere colmata in parte con il ticket ambientale di 98 euro; il resto l’avrebbe potuto mettere il trasportatore pur di evitare l’usura del veicolo e dell’autista.
Perché non si arriva a una soluzione?
Ci sono forti interessi in senso contrario. Il Governo sa bene come stanno le cose. Siamo tutti indebitati. Abbiamo l’acqua alla gola e si fa fatica a pagare gli stipendi. Sulle strade, controlli reali e sistematici sulle ore di guida non ce ne sono e tutto va allo sfascio, mettendo a rischio la vita degli autisti e di chi viaggia, ignaro del pericolo, in automobile.
Dove avete sbagliato se siete ancora ridotti così?
Ci siamo fidati di un Governo che non ha rispettato gli impegni. Abbiamo creduto soprattutto alla possibilità di rendere la committenza corresponsabile delle condizioni in cui avviene il trasporto, ma siamo rimasti delusi quando, dopo averne tanto parlato, anche di questo punto, che è fondamentale, si sono perse le tracce. Con la corresponsabilità del committente ci saremmo sentiti più sicuri e protetti alla guida. Invece non è cambiato nulla. Continuiamo ad essere gli schiavi del sistema, presi in giro e additati alla pubblica opinione.
Che intende dire?
Mi riferisco, per esempio, alla questione della neve sulle autostrade e all’accusa mossa ai camionisti di non avere aver avuto in dotazione le catene causando il blocco della A3. È ridicolo: non siamo in Svezia o in Russia dove il ghiaccio copre l’asfalto con uno strato spesso e resistente. Sull’Appennino la neve è soffice e svanisce presto se si butta il sale. Ma bisogna buttarcelo. Le catene, invece, si spezzerebbero quasi subito. Nascondono le loro responsabilità con scuse assurde e interventi capaci solo di peggiorare le cose. Dopo l’incontro al ministero sono andato a Milano e mi hanno fermato, come tanti altri, proprio per controllare se avevo le catene con la solita logica italiana che pretende di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Sette ore in coda sono stato. Pazzesco. Se questo è il modo di prevenire i pericoli.
