Lettera aperta al Presidente della Repubblica 10


Ill.mo Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella

Catania, 15.01.2016

Ill.mo Presidente,
il nostro essere Isolani, ci costringe ad una sorta di emarginazione, ad una diversa identificazione, quasi fossimo figli di un Dio minore.
I mezzi d’informazione riportano notizie rassicuranti sulla fine della crisi, su una ormai concreta ripresa economica, ma giù da noi queste notizie, sembra non ci riguardino affatto.
Purtroppo, mentre la nostra produzione è sempre più prossima allo zero, l’unica crescita la registrano le tasse, le bollette ed il costo della vita in generale, che ampliano i nostri debiti.
Presidente, nel discorso di fine anno ha sottolineato quanto l’evasione sia un crimine, ma è necessario fare una distinzione, tra chi evade con dolo e chi non paga perché i soldi non ce l’ha.
Per esempio, oggi un’impresa per lavorare deve essere in possesso del DURC e della regolarità fiscale, deve quindi essere in regola con gli enti previdenziali e con l’erario. Se questa impresa però, pur lavorando, ha difficoltà a recuperare i propri crediti, non può ottemperare a tali obblighi; perdendo tali requisiti, i suoi debitori sono “autorizzati” a non pagare.
In questo caso chi è il criminale?
Prima di attivare una procedura di morosità, bisognerebbe attivare un sistema di controllo per il quale, così come viene verificata la posizione del contribuente, venisse accertato anche il rispetto della tempistica dei pagamenti, anche e soprattutto per gli enti pubblici, che nonostante la disciplina non conoscono tempi certi di pagamento.
Oltretutto, è inimmaginabile che per recuperare l’IVA di una fattura non pagata bisogna attivare un iter legale assurdo, sia in termini di costi che di tempi, che si conclude solo nel caso di una sentenza di fallimento, quindi dopo svariati anni.
Presidente, ma che fine hanno fatto le leggi sulla semplificazione della burocrazia?
Ma quale Paese “sviluppato” non ha a cuore i propri abitanti?
Il popolo è sovrano, è il fondamento per cui esiste lo Stato e qualcuno troppo spesso lo sta dimenticando: ed il Popolo, Sig. Presidente, siamo anche Noi.
Distinti saluti.

Associazione A.I.A.S.
Il Presidente
Giuseppe Richichi